Una raccolta di filastrocche potrebbe sembrare un libro come altri, fatto di carta e inchiostro. Non è così: contiene invece creature vive, scalpitanti, multiformi e sempre in movimento. Le filastrocche vengono di solito tramandate dalla voce, e accettano di accomodarsi e farsi rinchiudere tra le pagine di un libro solo per continuare il loro viaggio più a lungo, o più lontano.

Per loro natura non hanno autore né forma definita, variano le parole, le intonazioni, le pronunce da un luogo all’altro e da una famiglia all’altra. Rifuggono qualunque tentativo di spiegazione, e amano giocare con i suoni della lingua fino a privarli di gran parte del significato. Sono patrimonio dei bambini, ma vengono offerte loro dalla voce e dal gioco degli adulti che se ne prendono cura.

Nella raccolta che tenete in mano c’è anche qualcosa di più: la generosità e la gioia della condivisione. Abbiamo lanciato un appello pubblico, chiamando chiunque volesse mettere in comune le filastrocche della propria infanzia a regalarle sotto forma di voce, di canto e di movimenti. I “donatori di filastrocche” che hanno risposto all’appello ci restituiscono l’immagine di una comunità variopinta, mosaico di lingue e di culture, che tramite le filastrocche ci regala una ricchezza di suoni, di ritmi e di sguardi sul mondo. Agli incontri pubblici di raccolta e registrazione delle filastrocche si è affiancato poi il lavoro dei musicisti, che hanno reinterpretato e a volte reinventato ritmi e melodie, contaminando i suoni delle varie lingue con quelli degli strumenti suonati dal vivo.

E adesso tocca a voi, lettori grandi e piccoli, il compito di inserirvi nella storia antica e sempre nuova di ogni filastrocca, cantandola e giocandola. Buon ascolto e buon divertimento!

Chiara Carminati